Verso il 38° Congresso Nazionale GISE. L’intervista al presidente Giuseppe Musumeci

In evidenza, Piccole dosi

di Maria Grazia Elfio

Il 38° Congresso Nazionale della Cardiologia interventistica Italiana (GISE), quest’anno a carattere europeo grazie all’accordo con il Congresso Europeo di Cardiologia Interventistica (PCR), si svolgerà a Milano dal 10 al 13 Ottobre prossimi e vedrà tra le novità più significative l’AppStent and Surgery2 (SAS 2) che insegna a sospendere o proseguire la terapia antiaggregante nel paziente già sottoposto ad angioplastica coronarica candidato ad intervento chirurgico.

Il documento Stent and Surgery 2 insieme alla nuova app SAS 2 sono il risultato di un percorso sinergico, partito nel 2011, tra GISE e le principali Società Scientifiche dei chirurghi e degli Anestesisti (18 società), attraverso il quale i chirurgi hanno valutato il rischio emorragico del paziente e i cardiologi interventisti stimato il rischio trombotico, con l’obiettivo di stilare in un ‘protocollo ad hoc’ le indicazioni sulle sospensioni o la prosecuzione ottimale della terapia in funzione di ogni tipologia di intervento possibile.

“Il 10% della popolazione italiana adulta – dichiara Giuseppe Musumeci, Presidente GISE e direttore della Cardiologia dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo – è cardiopatica e tra questa sono circa 150 mila i pazienti che subiscono un intervento di angioplastica coronarica, ovvero il posizionamento all’interno di un’arteria coronarica di uno stent, una sorta di ‘mollettina’ metallica di acciaio chirurgico rivestito di farmaci, utile a tenere aperta l’arteria coronaria.

La funzionalità di questo device è garantita dall’assunzione a vita di una terapia con farmaci antiaggreganti, in particolare con l’aspirina, e di un secondo antiaggregante che evita la chiusura della mollettina a causa della formazione di trombi (trombosi da stent): un rischio piuttosto elevato nel corso del primo anno”.

“Una terapia – continua Musumeci – che salva la vita, ma che costituisce un problema nel caso in cui il paziente debba sottoporsi, anche nel corso dello stesso anno, a un intervento chirurgico o ad un esame invasivo (da una colonscopia a un impianto dentistico) perché quest’ultimo può diventare un vero killer del paziente con stent. Infatti, se viene mantenuta la terapia si rischia un pericolosissimo sanguinamento; se viene sospesa si rischia l’infarto”.

Prima di un qualsiasi intervento chirurgico – precisa Musumeci – la terapia antiaggregante va temporaneamente sospesa solo in caso di interventi molto invasivi per limitare il rischio di un sanguinamento, aumentando però così le probabilità di formare dei trombi (trombosi da stent), che significa da un lato occlusione dello stent coronarico e dall’altro elevata possibilità di infarto miocardico pre-operatorio anche a domicilio, ancora prima di eseguire l’intervento stesso”.

“Eventi più che certi solo fino a qualche anno fa – conclude Musumeci – oggi invece prevenibili grazie ad un protocollo “terapeutico” del GISE (Società Italiana di cardiologia interventistica) e delle Società Scientifiche dei chirurghi e degli Anestesisti, che misura la necessità di sospensione o prosecuzione della terapia antiaggregante in funzione del rischio emorragico di ogni singolo paziente e della tipologia di intervento”.

Giuseppe Musumeci, Direttore della SC Cardiologia dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo insieme alla sua équipe
Il protocollo

Le conclusioni e i suggerimenti pratici del GISE sono stati pubblicati su riviste nazionali e internazionali, tra cui Eurointervention, la rivista della società europea di cardiologia interventistica. Il GISE ha prodotto un primo protocollo nel 2011, che ad oggi ha coinvolto oltre 1000 pazienti coronaropatici ed ha anche consentito di istituire un Registro prospettico. I risultati sono stati presentati al Congresso europeo di cardiologia interventistica a Parigi dalla dott.ssa Roberta Rossini, che ha coordinato il gruppo di lavoro e sono stati pubblicati di recente su CCI (Catheterization and Cardiovascular Interventions), rivista ufficiale della società americana di cardiologia interventistica, approdando così anche negli Stati Uniti.

La nuova app (SAS2)

Sarà lanciata al Congresso, per l’up-date del rischio chirurgico nel paziente cardiopatico, vede una formale revisione del primo protocollo, in linea con le nuove terapie antiaggreganti e la dotazione di tecnologie e strumentazioni più raffinate, tra cui stent innovativi che richiedono il ricorso molto più limitato a terapia antiaggregante post-chirurgica, per garantire al paziente coronaropatico una terapia sempre più efficace e ancor più ‘tailored-made’ alle sue necessità e per una migliore sopravvivenza. Grazie all’avanzamento delle cure e all’innovazione della tecnologia nel nostro Paese, negli ultimi 30 anni, la mortalità per cause cardiovascolari si è ridotta del 16%.

Il Congresso nazionale GISE 

Tra i punti cardine in programma, oltre alla presentazione del nuovo protocollo e della relativa app, spicca certamente l’alleanza rafforzata con la casa madre europea cioè l’EAPCI e il PCR, testimoniata dal patrocinio EAPCI, ma soprattutto dal fatto di ospitare in contemporanea e nella stessa sede il prestigiosissimo corso europeo di interventistica periferica PCR Peripheral con la partecipazione dei più prestigiosi colleghi europei, tra cui Michael Haude, William Wijns e Jean Fajadet. Sarà rinnovata la storica collaborazione con le realtà scientifiche ed organizzative USA avendo nella Faculty alcuni tra i più autorevoli esponenti scientifici di oltreoceano, tra cui in primo piano Robert Giugliano, Dominick Angiolillo, David Moliterno e Roxana Mehran.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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